Google Tax, rinviata a Luglio

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Web Tax rinviata a Luglio:  Aggiornamento 1/1/2014

La Web Tax, dopo tutte le critiche e le discussioni accese che ha suscitato, è finita nel minestrone del mille proroghe, un decreto che in questo caso ha il compito di rimandare le disposizioni di applicazione della norma (la web tax o google tax) al 1 Luglio 2014.

Facendo così, il governo ha evitato una repentina apertura di una procedure di infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata comunicazione all’Unione Europea.

Questa nuova norma infatti disponeva temi già trattati dall’UE, tant’è che molti esponenti politici e non si erano espressi contro la cosiddetta Google Tax perché andava ad impattare contro i trattati internazionali firmati dall’Italia in materia di libero scambio di beni, merci e servizi.

Ad ogni modo, se già sapete di cosa parla la Google Tax e volete approfondire la tematica del rinvio al 1 Luglio, ecco qualche link interessante, punto-informatico oppure wired.

Se INVECE volete sapere cos’è la web tax, di seguito c’è l’articolo che rispecchia il suo titolo

La Web Tax spiegata semplice semplice

La Google Tax, così è chiamata dagli addetti alla comunicazione del mondo, prevede che ogni azienda che guadagna in Italia attraverso la vendita di servizi diretti o indiretti deve possedere una Partita Iva Italiana.

Questo significa che Google ad esempio per vendere pubblicità agli inserzionisti italiani, dovrà avere una P.Iva italiana, lo stesso vale per tutti gli altri colossi del web con sede in altri paesi europei ma che fanno mercato in Italia.
Un altro esempio può essere quello di Facebook.

I servizi a cui si riferisce il legislatore sono quelli relativi alle compravendite di spazi pubblicitari e link sponsorizzati mostrati nelle pagine dei risultati dei motori di ricerca, visualizzati sul territorio italiano durante la navigazione con un indirizzo IP italiano da rete fissa o mobile.

A dare semaforo verde alla Google Tax è stata la commissione Bilancio alla Camera che sta vagliando la nuova legge di stabilità.

In questo modo si garantirebbe all’erario quel gettito fiscale finora “evaso” da quei soggetti che hanno sede legale all’estero e che non pagano tasse da noi, fatturando così le loro entrate anche nel nostro paese.

In più la commissione ha approvato anche un emendamento per quanto riguarda la tracciabilità dell’acquisto, il quale “deve essere effettuato esclusivamente mediante bonifico bancario o postale dal quale devono risultare anche i dati identificativi del beneficiario“, o comunque di altri strumenti idonei a consentire la tracciabilità delle operazioni.

LE REAZIONI RILEVANTI alla GOOGLE TAX

A livello politico le reazioni sono molteplici, chiunque ha da dire la sua, ma l’opinione più rilevante da un punto di vista politico si può leggere sul blog di Grillo secondo cui:

L’Unione europea si è basata sull’idea che ci deve essere la libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali, nonché la libertà di stabilimento.

Secondo Grillo questo modo di agire andrebbe ad impattare contro il Trattato di Roma del 1957 che afferma “l’ eliminazione fra gli Stati membri, degli ostacoli alla libera circolazione delle persone, dei servizi e del capitale.

Altra reazione rilevante è quella della American Chamber o Commerce in Italy, che rappresenta l’equivalente della Confindustria americana in Italia, che afferma l’evidente contraddizione tra le finalità degli emendamenti, additandoli come una forma di protezionismo rispetto all’obiettivo di rendere più appetibile a livello imprenditoriale il nostro paese così come predisposto nel piano Destinazione Italia.

Anche l’AmCham riporta poi la possibilità da parte dell’Italia di incorrere in violazioni dei trattati stipulati con l’Unione Europea sui principi del mercato unico e della libera circolazione di beni, servizi e capitali.

Secondo l’economista americano Jeremy Rifkin, La Google Tax cerca di dare la soluzione ad un problema nuovo con una risposta vecchio stile.

Rifkin argomenta poi spiegando che essendo i vari colossi del web delle realtà non confinate geograficamente, “che agiscono nello spazio virtuale della rete”, l’Italia non può da sola regolamentare il problema della regolamentazione del flusso di profitti che questi generano in un singolo stato.

Rifkin illumina il web, la politica e l’economia con una osservazione interessante:

Servirebbe una convergenza dei vari Stati, delle imprese, e dei cittadini-utenti per creare una normativa standard e condivisa a tutti gli operatori coinvolti a livello internazionale.”

PROPOSTE per arginare le critiche alla Google Tax

Questa affermazione mi ha dato l’input per un’idea che potrebbe essere anche interessante.

Trovandoci in un mercato in cui ormai la fisicità dei beni e dei servizi sta venendo man mano sempre più a mancare, proprio perché globalizzato e digitalizzato, quindi intangibile, ma avendo comunque la necessità di aprirsi ad un mercato sempre più ampio con un minore numero di vincoli è necessario che si prenda seriamente in considerazione la questione delle multinazionali del web.

A me sembra ovvio che i governi non possano andare a colpire chi finanzia il loro operato, petrolieri e banchieri solo per fare due esempi, così come è evidente che il momento economico mondiale richiede la necessità di reperire fondi per vie alternative che possano far respirare l’economia dei singoli paesi.

Così, mentre l’Irlanda ha optato per una scelta lungimirante, prestandosi come paradiso fiscale per queste aziende in Europa, con una tassazione agevolata, ecco che paesi come l’Italia, ma anche al Francia a modo suo, cercano di capire come limitare quella che sembra a tutti una effettiva evasione fiscale.

Siamo giunto al punto in cui, l’Unione Europea deve diventare la sede in cui discutere di questo problema, discussione che a mi avviso dovrebbe portare ad una semplice soluzione, stabilire una tassazione generale, supplementare a quella irlandese, che venga ripartita tra i vari stati nazionali.

Come sempre spero di essere stato utile a chi voleva delucidazioni, approfondimenti o spunti di riflessione sulla questione.

Alla prossima.

Fonti:

  • Ricerca su Google con la chiave: Google Tax (con risultati impostati solo per le ultime 24 ore)
  • Il sole 24 ore con questo articolo sulla Google Tax
  • Wired Italia con questo articolo  sulla Google Tax
  • Il Blog di Beppe Grillo con questo suo post  sulla Google Tax

 

Giuseppe Schettino
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Giuseppe Schettino

Founder Okkei.it at Okkei.it
Napoletano verace.
Divoratore di tecniche di Marketing che fondano economia locale e web.
Innamorato di ogni idea realmente creativa.
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