Il Growth Hacking è una stronzata

Il Growth Hacking è una stronzata

E con questa affermazione ho reso chiara la mia posizione a riguardo. Ora vi spiego il perché.

“una rosa chiamata con un qualsiasi altro nome ha comunque il suo profumo.”

William Shakespeare.

Ma cos’è il Growth Hacking?

Il termine Growth Hacking è stato coniato a Luglio 2010 da Sean Ellis, poi nel 2012 Andrew Chen lo ha utilizzato in un post.
Poi Dave McClure ha elaborato una metrica di approccio alla crescita di una Start-up che si basa un acronimo in stile piratesco.

AARRR

  • Acquisition
  • Activation
  • Retention
  • Referral
  • Revenue

1 Acquisition:
Trovare il modo di portare utenti utilizzando diversi canali.

2 Activation:
Dopo la sua prima visita è necessario mettere in piedi un percorso di Engagment, per creare un’esperienza utente soddisfacente.

3 Retention:
Far in modo di incrementare la percentuale degli utenti che ritornano sul sito.

4 Referral:
Fare in modo che gli utenti consiglino il proprio sito ad altri utenti, anche incentivandoli con qualche tipo di compenso.

5 Revenue:
La monetizzazione,  ovviamente è un punto che attiva un ciclo, infatti una volta arrivati a questo punto si fanno analisi e misurazioni.

 

Dunque un growth hacker si occupa della crescita di un business, ma la crescita di una business nasce comunque dalla una strategia, si nutre di attività di marketing e si rinforza con analisi di dati e test.

Il Contesto del Growth Hacking

Il Growth Hacking si muove in un contesto abbastanza articolato com’è quello del ciclo di vita di un cliente.

Ecco il grafico in questione.

Perché il Growth Hacking è una stronzata?

Non Voglio approfondire oltre le fasi perché dal grafico risulta chiaro su quale binario stiamo camminando.

Anzi, dal grafico risulta chiarissimo che stiamo parlando di una cosa di cui tutti parliamo tutti i giorni.

Di Marketing online.

Che parte da una progettualità molto ampia, che prende in analisi i canali da utilizzare, il modo di portare traffico, la user experience, il buzz ecc…

Quindi il termine è secondo me non è altro che una sorta di acronimo per indicare le best practice che una Start Up deve tenere in considerazione.

Nulla di nuovo però, nulla di magico o di arrembante per restare in ambito piratesco.

Semplici linee guida.

Infatti ci sono prove concrete sul fatto che il Growth Hacking non porta nulla di nuovo al più ampio in cui esso si muove, ovvero il Marketing online.

1 Paypal:
Ha dato 10 dollari ai nuovi clienti e 10 dollari a chi li ha “portati”. Questo è detto: Referral Marketing

2 Hotmail:
Una firma in fondo alle mail con scritto “ottieni la tua email gratuita”.  email signature marketing

3 Instagram:
Ti permette di postare le immagini su Twitter e Facebook semplicemente, questo è semplice Cross-Posting

 

Però posso riconoscere che nel termine Growth Hacking è  racchiuso un  percorso ben definito ed utile a chi vuole avere le idee chiare su quali passi seguire.

Approfondendo l’argomento Il post si è evoluto in un ragionamento più profondo, clicca qui.

Find more info on growth hacking here.

 

Fonti:

http://thenextweb.com/insider/2013/05/05/the-actual-difference-between-growth-hacking-and-marketing-explained/#!AZpRG

http://marketingland.com/growth-hacking-is-bull-69635

http://techcrunch.com/2014/03/22/the-real-engines-of-growth-on-the-internet/

http://www.3ml.it/blog/387/aarrr-una-metrica-da-pirati-per-startup-growth-hacking.html

Giuseppe Schettino
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Giuseppe Schettino

Founder Okkei.it at Okkei.it
Napoletano verace.
Divoratore di tecniche di Marketing che fondano economia locale e web.
Innamorato di ogni idea realmente creativa.
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